Sous la pluie fine – Appunti di viaggio

Parigi, 4 maggio 2026

Le Ninfee di Monet al Museo dell’Orangerie

Scende una pioggia sottile su Parigi, con la costanza che può avere il maltempo in primavera, quando la stagione sembra ancora indecisa se retrocedere verso l’inverno o aprirsi infine all’estate. La cantava Manu Chao, anni fa, la pioggia di Parigi, riferendola però all’autunno. Sous la pluie fine, l’automne est las, cantava, e sa un po’ di autunno, questa pioggia che ci accompagna mentre nel giardino delle Tuileries attendiamo di entrare al museo dell’Orangerie per vedere le grandi tele delle Ninfee di Monet. All’interno, l’invito alla meditazione segnato sulla porta viene sistematicamente violato dal chiacchiericcio dei visitatori, ma si riesce comunque a osservare lo scorrere della luce del giorno sul frammento di acqua, salici e ninfee dipinto da Monet, il passaggio tra le luci tenui del mattino e la luce intensa del mezzogiorno, quindi il progressivo svanire serale fino all’oscurità. Passo per due volte nelle due sale, cercando di immaginare per ogni quadro il momento del giorno e recuperando nella memoria immagini che sanno di estate, delle variazioni della luce sul mare, di calore, in questo autunno precoce parigino. Le ombre della luce sull’acqua sono forse ciò che più mi manca delle estati dell’infanzia. Si poteva rimanere lì a guardare il riflesso mutare mentre il cielo si apriva al mezzogiorno e poi si chiudeva nell’imbrunire e non c’era direzione da dare alla vita o alla giornata, solo guardare, muoversi, rimanere là e l’estate era un presente che non sarebbe mai finito. Ripenso a come, in adolescenza, ritrovai quella sensazione nelle immagini d’infanzia senza tempo della Combray di Proust, nel primo libro della Recherche. Il tempo immobile è scrutare i riflessi sull’acqua e in queste sale, mentre una coppia di giapponesi in abito tradizionale si fotografa davanti a un quadro, osservo come allora il variare delle luci sul ruscello di Giverny, studiate anno dopo anno, stagione dopo stagione da Monet.

Ancora le Ninfee, rappresentate in un altro momento del giorno

Sous la pluie fine l’automne est las e il pomeriggio si trascina quasi stanco per le strade dell’Île de la Cité, tra Notre-Dame e il Quai des Orfèvres raccontato da Simenon. La chiesa ristrutturata dopo l’incendio ha un candore quasi irreale e non ha più l’imponenza minacciosa che mi colpì quando, da bambino, ci entrai per la prima volta. Sulla metro, un chitarrista suona Bella Ciao mentre due ragazze vicino al vetro leggono. Si vedono molte persone, prevalentemente donne, intente a leggere sulla metro parigina, abitudine del tutto assente sulla tramvia fiorentina, e mi chiedo se ci siano delle tratte maggiormente attraversate dalle lettrici. Mi riprometto di controllare se Augé abbia affrontato il tema nell’Etnologo sul metrò.

L’interno di Notre-Dame

È stata una giornata di pioggia, di luce, di frammenti raccolti tra le vecchie case intorno a Notre-Dame e giù nel metro. È stata una giornata di osservazione del tempo, che passa e che porta con sé variazioni atmosferiche dell’umore, legate a una breccia tra le nuvole o a una canzone ascoltata casualmente. Le acque della Senna sono inquiete. Domani, forse, questo autunno stanco lascerà il posto alla primavera.

Parigi sotto la pioggia

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