Appunti di viaggio – Gli echi delle storie

Luberon, 15 luglio 2026

Un campo di lavandino nel Luberon

Il viaggio verso il Mont Ventoux per vedere la lavanda si colora di echi letterari che provengono da lontano. Chiaramente, c’è quel passo di Petrarca che riprende Agostino nel racconto dell’ascesa al Monte Ventoso e che risuona in questi giorni in cui gli eventi mi ricordano quanta bellezza possano dare le persone che si incontrano lungo la strada e che decidono di camminare con noi. E dunque, mentre la macchina sale per raggiungere dei campi di lavanda e il luogo in cui la lavanda viene pulita e divisa in mazzi per essere inviata alle distillerie per ottenerne l’olio essenziale, mi trovo anch’io a meditare su quelle parole di Agostino, E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi corsi dei fiumi e l’immensità dell’oceano e le rivoluzioni degli astri, ma trascurano sé stessi. Mentre il panorama cambia, penso alla bellezza dell’incontro, a come le persone ci trasformino con le loro storie, con le loro attenzioni, con le loro cure. Penso al fatto che per molto tempo ho fatto viaggi solitari, ho visto monti e mari, ma senza mai riuscire a condividere quello che sentivo. Penso che la vita abbia senso solo se raccontata e per essere raccontata ha bisogno di buone orecchie, di uno spazio intimo, di un luogo fuori dallo scorrere del tempo in cui ci siamo tu ed io, io e te e tutto va bene e andrà bene. Mentre la Valchiusa si apre con i colori viola della pianta locale, penso allo sguardo a cui racconterò questi giorni e penso a come trasformare le sensazioni in parole e alla necessità di scegliere le parole giuste, perché le parole poi genereranno a loro volta sensazioni ed emozioni.

Lourmarin

Poco prima, a Lourmarin, ho incontrato inavvertitamente Camus. Dice la guida che abbia vissuto qui e che qui sia sepolto. È strano pensarlo in questo luogo lontano dal mondo, tra il castello rinascimentale e le case antiche che disegnano strade tortuose, salite, discese, nel camminare quieto dei turisti e nei colori degli atelier dei pittori. Il vuoto esistenziale dello Straniero, il caos di Orano durante la peste, le polemiche sulla posizione di Camus durante la guerra in Algeria sembrano appartenere ad altri luoghi, ad altre storie. Qui, nella rilassatezza provenzale, c’è un mondo che sembra stendersi in una sua eterna regolarità e i racconti dell’autista sull’imprecisione dei locali nel mettere le finestre (“Vengono, le mettono, poi vedi che c’è uno spiffero, ti dicono che verranno a ripararlo ma non vengono più”) sembrano disegnare un luogo in cui il tempo si distende con minore definizione, in cui tutto assume un ritmo meno legato alle contingenze.

Lourmarin

Già, l’autista. In mezzo a un campo di lavanda, dopo aver spiegato la differenza tra lavanda e lavandino (la lavanda è più profumata e pregiata, spiega, il lavandino è più bello da vedere e più facile da coltivare) mi dice di essere piemontese, di essersi laureato a Firenze in economia e parliamo un po’ del Chianti e di come sia simile alla Provenza. Mi chiedo come sia arrivato ad Aix a fare tour turistici, ma non gli faccio domande, pur investendolo del mio interesse per i personaggi irregolari, di quelli la cui vita si nutre delle svolte di una strada di montagna, contro la regolare organizzazione in cui ho vissuto da sempre. In fondo, sono persone che hanno storie da raccontare e che mi affascinano, dato che io ho sempre avuto molto da ascoltare e poco da dire. E quindi cammino tra la lavanda e il lavandino, sentendomi un po’ in un quadro impressionista e lasciando che il pomeriggio scivoli verso la sera, portandosi dietro i racconti ascoltati e quelli ancora da fare.

Campi di lavanda nel Luberon

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