D’improvviso, la primavera.
Nel tempo che collassava sul presente
eravamo fuori posto dalla stoffa dei sogni
Vivevamo
nell’intercapedine tra il non più e il non ancora
tra il rimpianto la nostalgia e l’apocalisse
dove i giorni lenti duravano troppo poco
e quelli veloci troppo
ci nutrivamo di futuri perduti
dell’avvenire smarrito dai nostri padri
dell’ironia su ciò che sarebbe stato il nostro tempo
nella fantasia di un’epoca scomparsa.
Ci siamo intravisti nelle notti di maggio
mentre inseguivo una rivoluzione dimenticata
nella schiuma dei giorni
e a Parigi raccoglievo memorie, per costruire un mondo in cui cambiare la vita
ma intravedersi era poco sotto un albero di mele
intravedersi era
come intuire nell’ombra il fantasma della felicità
come sentire il soffio sul collo dei futuri possibili
senza riuscire mai a sfiorarlo.
Ricorderemo forse giugno
nel tepore di un autunno che ci troverà diversi
Ricorderemo
questi giorni persi ad inseguire
i nostri volti, le nostre voci, le nostre storie
i ricordi immaginati e da costruire
questi giorni persi a specchiarci
nelle nostre malinconie, nelle nostre delusioni
nelle nostre tristezze, nelle nostre paure.
Ricorderemo giugno e sarà il tempo della fioritura
quando le radici assorbono la vita dalla terra
e tutto quello che poteva essere improvvisamente è
e quanto era sognato diviene l’odore
di un addio alla primavera alle quattro del mattino
su un balcone al confine di una stazione di periferia
-ci guardammo negli occhi la comparsa dell’alba
nell’adolescenza tardiva di chi è cresciuto troppo presto
e la felicità era solo un respiro trattenuto
un discorso sospeso nella meraviglia della luce.
Che il tempo ci lasci quest’estate che scorre
questi giorni in cui tutto è nuovo
e tutto è familiare
e scoprirsi ha il colore di un desiderio raggiunto
e il sapore di un luogo che era sempre esistito.
Che l’estate che scorre ci lasci questo tempo
questo tempo nuovo per cambiare la vita
questo tempo che passa e ci fa sentire nuovi
dentro lo sguardo sorpreso di chi ha molto vissuto
e non pensava che ancora potesse esistere altro
oltre il ritmo usato dei giorni consumati.
D’improvviso, l’estate
d’improvviso fu bello precipitare sul presente
d’improvviso fu bello
semplicemente
esistere.
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